ECONOMIA, MULTILATERALISMO

BRICS, ALLEANZA DEL NUOVO MONDO

La collaborazione tra il nostro Istituto e l’Instituto de Altos Estudios Diplomáticos “Pedro Gual” di Caracas inizia con la pubblicazione in italiano di un articolo contenuto nel numero di settembre 2023 della rivista Síntesis. Ringraziamo Vito Adamo per la traduzione del testo.

I BRICS sono una coalizione di Paesi che si è costituita con l’obiettivo di riformulare le relazioni internazionali. Il punto di partenza per comprendere la natura e gli scopi di questo blocco è insito nella stessa definizione del termine nell’attuale contesto globale.

Nascita e Contesto
Nel 2009 i leader di Brasile, Russia, India e Cina (BRIC), rispettivamente Luis Lula da Silva, Dmitri Medvédev, Manmohan Singh y Hu Jintao, come pure le delegazioni dei rispettivi Stati, si riunirono nella città russa di Ekaterinburg. Fu questo il primo vertice, prima dell’adesione del Sudafrica nel 2010.
‘’E’ maturato il bisogno di riunirci in questo formato, per analizzare la situazione che si è venuta a configurare nell’economia mondiale e per altri, urgenti problemi’’, disse allora il presidente russo Dmitri Medvédev nell’inaugurare il vertice.
‘’Quest’incontro ci permetterà di chiarire le nostre reciproche posizioni ed elaborare nuove soluzioni non convenzionali su diversi problemi, compresa la riforma delle relazioni finanziarie internazionali‘’.
I BRICS vengono creati per incidere sul G-20, il gruppo delle 20 economie più grandi del mondo.
Questi Paesi, soggetti ‘’emergenti’’ mondiali, si unirono con l’istanza e la facoltà di interagire e controllare diversi spazi di potere internazionale, poiché uno o più di essi avevano fatto parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (UNSC), del G-77, del Fondo Monetario Internazionale (FMI), dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (OCS), dell’Unione Economica Euro Asiatica (UEEA), dell’Associazione di Nazioni del Sud Est Asiatico (Asean) e del G-20.
Negli anni 2008 e 2009, quando l’iniziativa prendeva forma, c’era il caos prodotto dalla crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti. Questo disastro, il più grande mai registrato dopo la Grande Depressione del 1929, creava conseguenze distruttive e spingeva verso la riorganizzazione delle finanze nei Paesi dell’asse atlantista, che si ripercuoteva inoltre in settori importanti di altri Paesi industrializzati emergenti, in via di sviluppo o in situazione periferica.
Nonostante la loro influenza e il peso politico ed economico, questi Paesi capirono che socializzare gli effetti della crisi finanziaria statunitense li obbligava a riorganizzare i propri interessi, per assicurare un nuovo scenario di relazioni finanziarie e commerciali, attraverso metodi di contingenza meno vulnerabili e meno esposti al modello centripeto di cui fino ad allora beneficiavano, in modo sproporzionato, Stati Uniti ed Europa.
Così come segnalato allora da Dmitri Medvédev, i BRICS nascevano dall’urgenza e e dalla necessità di costruire soluzioni da e per i Paesi emergenti, con il proposito di incidere nelle relazioni finanziarie internazionali.
Ancor prima del 2008- 2009, questi Stati avevano una posizione chiara sull’iniquità delle relazioni di potere a livello globale e rispetto a come il sistema mondiale, creato dalla divisione internazionale del lavoro e dall’approfondirsi delle asimmetrie emanate dopo la fine dell’Unione Sovietica – il contesto unipolare – avrebbe creato un ambiente svantaggioso per questi attori.
Da questo momento in poi, la necessità dei BRICS fu quella di creare nuovi equilibri e favorire una riduzione della sproporzione nelle relazioni di potere a livello mondiale, dove era implicito il significato di ridisegnare la governance internazionale così come era stata conosciuta fin dagli inizi degli anni ’90.

Che cosa sono esattamente I BRICS?
I BRICS sono un’alleanza marcata da una speciale singolarità. A differenza di altre piattaforme, come l’Unione Europea o la stessa Asean, non esiste tra i suoi membri un certo grado di omogeneità. Si potrebbe affermare che ognuno dei membri rappresenti realtà dissimili, specialmente per storia e cultura.
Inoltre, si tratta di un’istanza dove non tutti i Paesi sono geograficamente integrati. Inoltre, i Paesi BRICS non appartengono ad un blocco omogeneo geograficamente, come lo sono l’Unione Europea o l’Unione Africana.
Inizialmente i BRICS hanno preso forma come alleanza economico-commerciale. Da qui l’istanza di nascere esattamente come uno spazio commerciale tra Paesi emergenti; un gruppo di influenza per condizionare e difendere, in modo organizzato, i propri interessi rispetto alle cosiddette ‘’economie avanzate’’, o a quelle che compongono il G-7 (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Giappone, Italia, Francia e Germania).
La denominazione di BRICS come unione commerciale si distingue da raggruppamenti tradizionali, come quelli doganali, o quelli basati su trattati di libero commercio, o come comunità economica.
I BRICS non sono, esattamente, nessuna di queste.
Tra questi Paesi quasi non esistono pratiche di protezionismo o di predominio commerciale; pratiche che sono, invece, adottate in modo discrezionale secondo un accordo tra le parti. Si tratta di un organismo che riconosce le proprie asimmetrie interne e si rifiuta di applicare trattati rigorosi che possano essere svantaggiosi per alcuni dei suoi membri.
Chiaramente, il modello dei BRICS non ha niente a che vedere con lo schema dell’Unione Europea né assomiglia, in termini commerciali, al Trattato di Libero Commercio del Nord America (TLCAN).
Che cosa sono quindi i BRICS? I BRICS rappresentano l’esigenza di riequilibrare certi poteri ma in realtà sono un’alleanza di carattere geoeconomico.
I BRICS hanno creato degli strumenti economici per raggiungere obiettivi geostrategici. Nello scacchiere politico internazionale, tutto questo comporta l’utilizzo geostrategico del potere economico.
Secondo autori come l’economista Mikael Wigell, la geoeconomia può essere considerata sia un metodo strategico che un quadro, analiticamente determinato, di riferimento. Come metodo strategico si intende il cambiamento degli equilibri internazionali, attraverso diverse ma contigue strategie economiche.
Nel caso dei BRICS la dimensione delle risorse naturali, la proporzione geografica, il livello industriale, le competenze tecnologiche, l’infrastruttura commerciale, si trasformano nella capacità e negli elementi di peso per essere egemoni – in senso gramsciano – nelle loro multiple dimensioni.
Di conseguenza l’obiettivo dei BRICS di incidere nelle relazioni strategiche di potere internazionale, conferisce a questa alleanza geoeconomica una proiezione di natura geopolitica.

Influenza reale
I Brics sono il principale blocco emergente a livello internazionale. Su scala mondiale rappresentano il 31,5% del PIL, il 30% del territorio, Il 18% del commercio internazionale, il 43% della popolazione e attraggono insieme il 25% degli investimenti stranieri del mondo.
In media, l’economia dei Paesi BRICS cresce ogni anno del 32% in più rispetto alle economie dei Paesi del G-7. I Paesi del gruppo anno già superato il G-7 nel loro apporto al PIL mondiale.
Secondo i dati disponibili, i BRICS apportano attualmente Il 31% del PIL mondiale mentre il G-7 rappresenta il 30,7%. Questa differenza diventerà tuttavia più ampia l’anno prossimo con l’adesione dei nuovi membri.
Il valore simbolico delle economie del blocco non è però, ancora, sufficiente alla proiezione politica dei Paesi membri. Questa ha appena iniziato a prendere forma, con la creazione della Nuova Banca di Sviluppo nel 2015, solo sei anno dopo la creazione del blocco.
I BRICS hanno creato la propria entità finanziaria con un capitale iniziale equivalente a 50 miliardi di dollari, con proiezione ad espandersi fino a 100 miliardi di dollari.
L’obiettivo più importante di questa istituzione è quello di costituire un’alternativa al Fondo Monetario Interazionale (FMI) stabilendo una forma di governance corporativa dove ogni parte conta, in modo proporzionale, rispetto all’influenza e al capitale finanziario.
Il blocco ha finanziato progetti di sviluppo economico sostenibile, oltre che politiche sanitarie durante la pandemia e, allo stesso modo, altre iniziative a favore dei suoi Paesi membri. Ma con l’allargamento del gruppo, molti Paesi già aspettano di poter usufruire delle opportunità offerte da questa banca.
Una cosa quindi è far parte della piattaforma in modo istituzionale altro, invece, è proiettarsi economicamente tutti insieme. La Cina, soprattutto con il suo megaprogetto della Nuova Via della Seta, è il Paese tra quelli che aderiscono ai BRICS che più investe nei Paesi in via di sviluppo.
Il governo cinese ha affermato che le relazioni economiche e commerciali tra la Cina e i Paesi situati lungo la Via della Seta sono cresciute significativamente negli ultimi dieci anni.
Il commercio di beni e servizi della Cina con i Paesi aderenti a questa iniziativa si è duplicato dai 1,04 miliardi di dollari del 2013 ai 2,07 miliardi di dollari del 2022 con un tasso di crescita annuale dell’8%, ha detto Chen Chunjiang, il ministro dell’Economia e del Commercio cinese in una conferenza stampa. Chen ha precisato che l’investimento tra il gigante asiatico e questi Stati ha superato i 270 milioni di dollari nel 2022.
A dieci anni dall’inizio, questa strategia di sviluppo infrastrutturale, terrestre e marittima, trova consenso tra 151 Paesi e 32 organizzazioni internazionali.
Uno studio del 2019 realizzato dal Chartered Institute of Building, un organismo di consulenti economici globali, ha previsto che la Via della Seta contribuirà a far crescere il PIL mondiale di 7,1 miliardi di dollari nel 2040.
Il livello di investimento, di commercio, di infrastrutture e finanziamento che la Cina ha introdotto nei Paesi in via di sviluppo è parte della stimolante politica economica che dimostra l’enorme influenza non solo della Cina ma anche dei BRICS.
I BRICS intendono applicare nuove condizioni alla struttura di potere internazionale, tentando di riequilibrarne le sfere di influenza e proporre un nuovo ordine mondiale.